Domani tutte e tutt* in Piazza Gaza (ex Largo Tel Aviv) per una giornata di Festa con @abitare_in_via_padova @chiediamo_casa @al.basell_ @mutuosoccorsomilano_aps e l‘associazionismo del quartiere.
Dalle 12 (se venite presto ci aiutate a sistemare la piazza) fino alle 17. Pranzo condiviso dalle 13. Tante le attività. Speaker corner per le cittadine i cittadini (no pipponi grazie) e poi intrattenimento musicale con la @fanfara_fonc dopo pranzo.
Un momento per stare insieme. In solidarietà al popolo palestineste. E per chiedere che cambi il quartiere e la visione di città a Milano. Via Padova è di tutt*. Dalla gente per la gente.
In questo periodo così difficile per la salute della nostra democrazia non possiamo chiuderci in un guscio aspettando che passi la nottata, ma dobbiamo manifestare apertamente le nostre convinzioni, consolidare e allargare le reti sociali cui spesso ci affidiamo in quanto infrastrutture fondamentali della città, coltivare la memoria storica agendo concretamente sul presente.
Da questo nasce l’esigenza di festeggiare gli ottant’anni della Liberazione in strada, coniugando riflessioni profonde e momenti conviviali, peraltro di fronte a un albergo abbandonato da anni che ci ricorda come la partecipazione democratica alla vita della comunità veda una premessa indispensabile nella rimozione degli ostacoli economici e sociali che, di fatto, limitano la libertà delle persone.
Il tempo non sarà granché, ma scarpe rotte eppur bisogna andar. E portate qualcosa da mangiare e da bere, che a stomaco vuoto si combina poco!
Il ddl sicurezza colpisce tante persone in Italia, in particolare le più marginalizzate: famiglie indigenti, persone senza dimora, migranti e transitanti, soprattutto se prive di documenti, persone razzializzate e private della libertà. Inoltre, criminalizza chi pratica conflitto e solidarietà, colpendo lavoratori e lavoratrici in lotta per i diritti, movimenti per il clima e transfemministi.
Nel mirino della repressione c’è anche chi si oppone alle guerre, come quella genocida contro il popolo palestinese.
Dopo decenni di smantellamento dello stato sociale e dei diritti del lavoro, privatizzando scuola, università, sanità e svendendo le nostre città al capitale finanziario, il DDL sicurezza è lo strumento scelto da questo governo per silenziare il dissenso e le volontà trasformative per continuare a mantenere il potere.
“Sicurezza” è diventata una parola d’ordine per giustificare la violenza della legge; le nostre parole di contrordine sono comunità, collettività, cura, mutualismo, solidarietà, internazionalismo.
Parole forti, radicate in anni di pratiche concrete finalizzate alla costruzione di una sicurezza dal basso, basata sulla giustizia sociale, la coesione e l’accoglienza, e non su discriminazione e paura.
La discussione sul DDL Sicurezza è stata rinviata per ora, ma il governo intensifica le zone rosse: prorogate per altri sei mesi dal prefetto di Milano ed estese a Via Padova, San Lorenzo e Rozzano. La città diventa sempre più militarizzata nel suo spazio pubblico.
Non possiamo rimanere in silenzio: non lo abbiamo mai fatto e non inizieremo ora. Per questo chiamiamo la città a una mobilitazione diffusa il prossimo sabato 5 aprile a Milano. Con uno speaker corner nell’ambito della giornata.
Convergeremo poi alle 18 in San Babila per far sentire la nostra voce: un’azione unitaria che raccoglie molte realtà, unendo le forze contro la deriva autoritaria nel nostro Paese.
Una mobilitazione per costruire oggi un argine, domani un’alternativa.
L’assemblea, sul progetto di rifacimento di Piazzale Loreto, si terrà a #Mosso in Via Mosso 3, sabato 1 marzo.
Dopo gli svariati e molteplici annunci di inizio dei lavori, è tempo di riprendere il filo del discorso per continuare la discussione pubblica e il percorso di partecipazione iniziato quasi un anno fa con #LaboratorioLoreto.
Intendiamo continuare a mobilitarci per far sentire la nostra voce dopo che dal Comune e dai Municipi sono arrivate poche e laconiche risposte in merito al progetto e ai punti che sollevavamo nella lettera, che insieme alla rete di quartiere, con tutte le associazioni, abbiamo invitato all’amministrazione.
Chiediamo che #PiazzaleLoreto resti una piazza pubblica e che i nostri quartieri restino accessibili e accoglienti per tutte e tutti!
Ci vediamo sabato 1 marzo alle 10h30 a @mossomilano per discuterne e organizzarci insieme.
Un passaggio dell’appello dei centoquaranta urbanisti contro il “Salva Milano” ci ha colpito in maniera particolare:
“Questa proposta di legge cambierà radicalmente il futuro delle nostre città rendendole sempre di più congestionate ed elitarie. Toglierà ai Consigli comunali il potere di controllare che i costruttori e i fondi immobiliari facciano l’interesse pubblico (…). Lo spazio urbano potrà essere occupato da edifici senza un disegno unitario, senza un piano, senza una visione di città se non quella degli operatori e dei fondi immobiliari.”
Come Abitare in Via Padova reclamiamo da anni l’assoluta necessità da parte dell’amministrazione comunale di adottare politiche pubbliche efficaci per affrontare la grave crisi abitativa che colpisce la città, passando anche per una rinegoziazione con gli operatori privati volta ad ottenere un’offerta maggiore di case in affitto a canone sociale.
Chiediamo da tempo che vengano incrementati gli oneri di urbanizzazione portandoli al livello delle altre città europee: questo consentirebbe al pubblico di reperire risorse per il recupero del patrimonio residenziale pubblico oltre che di edifici abbandonati o dismessi.
Il cosiddetto “Salva Milano” invece va esattamente nella direzione opposta, estendo la deregolamentazione urbanistica a tutto il paese, togliendo ai comuni strumenti di pianificazione e indebolendo ulteriormente le posizioni delle amministrazioni locali rispetto a gruppi di interesse privati e ad operatori immobiliari.
Anche per quel che ci riguarda da vicino, tra Via Padova e dintorni le conseguenze sono già pesanti: diventa fondamentale, in un territorio estremamente denso come il nostro, che le istituzioni cambino passo e direzione, con provvedimenti che vadano ad accrescere il patrimonio di edilizia popolare in zona, e non il contrario, come sta accadendo con la svendita delle case pubbliche di MM in Viale Lombardia o lo svuotamento delle case Aler di Via Lulli.
Proprio perché da questa parte della città dove si sta configurando una grossa trasformazione urbanistica, come il progetto di rifacimento di #PiazzaleLoreto, diventa impossibile frenare i processi di gentrificazione in corso e il dilagare della precarietà abitativa, se non si agisce subito.
Per questa ragione saremo al Leoncavallo lunedì 10 febbraio con il Social Forum Abitare, insieme a Chiediamo Casa, ai sindacati e a molti esponenti della lotta per la casa a Milano, per immaginare un modello di città diversa, in direzione ostinata e contraria rispetto a quanto fanno questo Governo e questa amministrazione, quando scelgono di votare il lunedì stesso, in Consiglio Comunale, una mozione bipartisan a favore del “Salva Milano”, con poche voci contrarie e fuori dal coro.
Milano aiutati che il “Salva Milano” non ti aiuta!
Ci vediamo lunedì alle 18, con Ada Colau e tante/i altre/i rappresentanti della rete nazionale e cittadini insieme alle/ai quali chiediamo casa e una città per tutte/i.
Segnaliamo come realtà del quartiere che si occupa attivamente di abitare in Municipio 2 e in città l’iniziativa di CURA Lab all’ex Chiesetta del Trotter.
PRIMO INCONTRO – Chi abita i quartieri?
Al via il ciclo di incontri “Tra via Padova e viale Monza. Prospettive sui quartieri”!
In questo primo appuntamento presenteremo la ricerca “Oltre la soglia. Un’indagine sull’abitare nei quartieri tra via Padova e viale Monza”. A seguire, discuteremo insieme alcuni dati sul profilo sociale e demografico del territorio.
Mercoledì 5 febbraio
Ore 18:00
Chiesetta del Parco Trotter (Via Angelo Mosso 7)
Ti aspettiamo per confrontarci e approfondire insieme questi temi!
Il Piano Casa Straordinario del Comune di Milano presenta segni sia di continuità che di discontinuità in relazione alle politiche abitative seguite fino ad oggi.
Da una parte, il piano riconosce l’inadeguatezza delle politiche condotte fino ad ora e l’incapacità di molta parte dell’attuale edilizia residenziale sociale di rispondere alla domanda abitativa non solo dei ceti popolari ma anche di gran parte dei ceti medi. Ugualmente, propone strumenti – quale il diritto di superficie novantennale e una nuova definizione di edilizia residenziale sociale – innovativi e in discontinuità con quanto fatto fino ad ora.
Dall’altra, il piano non assume fino in fondo tale valutazione critica del pregresso rinunciando così ad assumere una strategia complessiva che riguardi i tanti aspetti della crisi abitativa ed i fattori che la producono, fra i quali il sotto-finanziamento strutturale dell’edilizia residenziale pubblica e la sregolazione degli affitti brevi e turistici. Allo stesso modo, riconferma politiche che hanno contribuito ad aggravarla, quali l’alienazione del patrimonio pubblico nelle aree centrali della città.
Siamo consapevoli che alcuni degli aspetti citati – la limitazione degli affitti brevi, quella più ampi degli affitti a libero mercato, l’assenza di un canale nazionale di finanziamento dell’edilizia pubblica – non siano di diretta né esclusiva competenza comunale, ma pensiamo che il comune possa fare di più per rivendicare interventi a livello nazionale e nello sperimentare soluzioni che prefigurino misure da realizzare poi a livello nazionale.
Nello specifico di quanto proposto nella delibera programmatica intendiamo sollevare alcune questioni critiche. Se risolte, il piano può – nonostante i limiti evocati – rappresentare un passo in avanti importante nella giusta direzione.
In particolare, occorre:
1) prevedere nelle aree individuate anche la realizzazione di alloggi, sia di ERP sia di ERSC, di diretta iniziativa pubblica che rimangano di proprietà comunale. La costruzione degli ultimi alloggi di iniziativa comunale risale ad oltre vent’anni fa, e l’uso di aree di proprietà pubblica – la risorsa più preziosa di cui disponiamo in città – non può che essere associato anche ad una diretta iniziativa pubblica che affianchi e integri quella del settore cooperativo e di altri attori;
2) definire meglio la composizione prevista dell’offerta di alloggi, assicurando un’offerta diversificata maggioritariamente in affitto e che dia risposte – non solo alla graduatoria dell’ERP ed all’emergenza abitativa – anche attraverso l’iniziativa diretta – ma anche alla fascia più bassa nell’intervallo di prezzo individuato nella delibera;
3) chiarire i termini di composizione della platea delle persone eleggibili alla nuova offerta di alloggi realizzata nell’ambito del piano, privilegiando in particolare la formazione di una graduatoria pubblica gestita direttamente dal comune che assicuri l’inclusione di profili sociali più fragili;
4) sperimentare forme di tassazione degli immobili vuoti attraverso una ridefinizione delle aliquote IMU e di altre forme di intervento quali quelle proposte – nel caso del Comune di Torino – nell’ambito della delibera di iniziativa popolare “Vuoti a rendere”;
5) revocare la scelta di procedere con l’alienazione del patrimonio pubblico nelle aree centrali della città. Una scelta sbagliata per le sue premesse – l’idea che chi non è benestante debba necessariamente vivere in periferia – ed inefficiente, perché porta il comune ad alienare interi edifici mentre lamenta gli alti costi di gestione del suo patrimonio collocato in condomini misti. Più complessivamente, il comune deve procedere ad una mappatura di tutto il patrimonio dismesso – non solo quello residenziale – ed avviare studi di fattibilità per la sua conversione in alloggi sociali destinati ad una platea vasta, che ricomprenda i destinatari dell’ERP e dell’ERSC.
INCONTRIAMOCI PER UN MOMENTO DI AUTOFORMAZIONE E DI DISCUSSIONE CONDIVISA
Nel Piano Casa presentato dal nuovo Assessore alla Casa Guido Bardelli, approvato dalla Giunta Comunale lo scorso ottobre, si annunciano diverse iniziative, alcune in modo chiaro, altre molto meno.
Fra queste ci sono la realizzazione di 10.000 alloggi in “Edilizia Residenziale Sociale Calmierata” su aree di proprietà pubblica, l’alienazione e la valorizzazione del patrimonio residenziale pubblico nelle aree più centrali della città ed il congelamento del piano di conferimento del patrimonio di alloggi pubblici di proprietà del comune ad un fondo gestito da Invimit.
Molte cose, incluse in questo piano, vanno chiarite perché risultano poco comprensibili. Sarà in grado questo piano di rispondere al così acuto bisogno di alloggi che da tempo denunciamo in città? Quale sarà il livello dei canoni? Chi produrrà i nuovi alloggi? Quale sarà il destino del patrimonio attuale di alloggi sociali? E per i quartieri senza aree pubbliche il destino qual è?
Come Chiediamo Casa e Abitare in Via Padova sentiamo il bisogno di promuovere un incontro di autoformazione e di confronto, aperto al pubblico e alla cittadinanza, con la partecipazione di espert3 ed attivist3.
Per questo ci vediamo il 10 Dicembre alle ore 18.30 presso il circolo Lato B in Via Pasubio 14 (Moscova/Garibaldi M2).