Come molte città dell’Europa meridionale, quanto al modo di accedere alla casa, Barcellona non è molto diversa da Milano. Poco più del 60% dei nuclei familiari vivono in una casa di loro proprietà o su cui hanno un mutuo. Le case in affitto sono troppo poche, costose e, nell’ultimo decennio, sono state anche sempre più contese fra abitanti e turisti. Questo a fronte di un’offerta di edilizia pubblica molto limitata, e significativamente inferiore a quella di Milano.
La crisi abitativa è stata all’origine di un cambiamento politico maggiore, con l’elezione di un’attivista contro i pignoramenti e per il diritto all’abitare – Ada Colau – a Sindaca della città. Sebbene fra mille ostacoli e poche risorse, da allora l’amministrazione ha portato avanti diverse iniziative che puntano a invertire la rotta dell’abitare in città, alcune delle quali sono di grande interesse per chi si occupa di abitare a Milano.
La città ha ripreso a costruire edilizia pubblica. Ha introdotto una delle più stringenti regolazioni degli affitti brevi e proposto una regolazione degli affitti ordinari che, tuttavia, in gran parte dipende da decisioni nazionali. Infine, ha inserito l’obbligo di prevedere il 30% di alloggi sociali in qualsiasi nuova realizzazione o ristrutturazione di edifici esistenti.
BARCELLONA E IL DIRITTO ALL’ABITARE DOPO LA CRISI
Con Iolanda Bianchi, Urban Studies Institute dell’Università di Anversa.
Alle ore 18.30, in diretta sulla nostra pagina.
